La pistola dell' Oblio
Dal romanzo "Come foglie nel fango."
Forse é solo un sogno. Di quelli che al risveglio la testa esplode come l'eco di vivere.
Forse é solo un sogno, ma sono seduto su un tavolo imbandito a festa, un tavolo apparecchiato sulla terrazza di un faro abbandonato. Lei é sedunta davanti a me, sorride di un sorriso falso, sorride come donna che non sa mentire. Lei é il meraviglioso spettro di un grande amore, un amore che ancora vive, nel domani, nel ricordo. La guardo a fondo, il dolore che provo é sintomo di una colpa, eterna, d'averla abbandonata, umiliata forse. E poi per anni, la vita, lei non c'era, nuovi amori, tempi passati ancora e tutto più lieve, tutto più piano come un bimbo in punta di piedi. E la guardo profondo, e parlo.
"Mi manchi, giuro. Mi mancano i tuoi passi nella stanza accanto". Smette di sorridere, prende in mano il bicchiere e butta giù d'un fiato, poi sorride ancora, come a rimettersi la corazza, riarmare il carro, espellere i ricordi. "Parliamo d'altro". Perché d'altro, siamo qui, non capiterà più, siamo qui. "No, non parliamo d'altro, parliamo di noi." Due comici che non ridono, un pubblico che non guarda, Dio che bestemmia, il Diavolo che prega, una madre che uccide il figlio, un padre che nasce, un padre che muore, Dio padre perché fai questo, che Dio sei? Che Dio sei? Perché questo? Perché su un faro con lei, lei da sola e nemmeno un pianto in lontananza. Io e lei fuori dalla vita, via dalla vita. Perché?
Tira fuori un album di foto, me lo mostra. Foto che non esistono, ricordi. Io e lei a Venezia, io e lei in albergo, lei che balla ed io che guardo, lei che sogna ed io che sogno, lei che guarda e io che amo, io e lei che amiamo, il mondo, la vita, la gente; lei nuda e io pure, io e lei uniti nell'amore, io e lei fusi, lei che geme ed io che bacio, lei che grida ed io che stringo, e Dio che guarda. Perché ora? Sempre io e lei, io e lei, io e lei come un disco incantato, come quel cielo che non regala il sole, ma nemmeno l'ombra o la morte. Un pianoforte suona, non smette mai. "Credevo fossi sincero, sai? Non ho smesso di pensare a te un solo secondo, non sai che effetto mi fa. Ma non dire che ti mancano i miei passi dalla stanza accanto. Non ho nulla da perdere, ora non taccio più, ora vivo. Sono cresciuta sai? L'amore, credi nell'amore?" intontito dal vino e dall'odio: "Certo che ci credo". "E lo sai che vuol dire vivere uno nell'altro, sorreggersi, essere forti? Non abbandonarsi?" Non ho più la sicurezza che avevo con Penelope quando parlavo di nulla. Qui si fa sul serio. "Ti ho pensato tutti i giorni, le tue prese in giro, le tue assurde pretese, i tuoi cazzo di pensieri, le tue inutili parole. Ora sei come il vento che soffia su una ferita aperta ma non sei più quella ferita." Grido. "A che serve che tu mi pensi sempre se mi pìsi così?" "All'inizio volevo morire, ma ricordi quel lavoro perso, ricordi la danza, ricordi mio padre, lo ricordi? Lui mi amava e mi ha poi salvato, da te. Ma un giorno sei arrivato con la tua macchina verde, quella macchina odiosa, sei arrivato e mi hai preso in braccio. L'hai fatto per poi lanciarmi dal grattacielo del dolore e sono ancora in volo, amore mio, sono in volo. Ora però non dirmi che ti mancano i miei passi dalla stanza accanto. Questo non te lo permetto." "Ti ho cacciata perché non resistevo più, volevo te e ti negavi in quelle braccia, nella tua vita, io ero come un amante per te e non ti toglierò mai dal cuore. Ma ti prego…" Mi fermo. Piange, come quella bambina che amavo, piange e vorrei prenderla tra le braccia, vorrei stringerla e farle male nella stretta, vorrei amarla ancora. Come sarebbe facile vivere se si potesse premere un bottone e tornare indietro. E non lasciarti mai sarebbe giusto? Non lo so, non lo so. Ora non so nulla ma lei piange e ricordo a quando mi diceva "amore mio" o "pulcino" o cazzate meravigliose che ora entrano in me come ricordi coltelli lunghi affilati e taglienti. Questo é amore, amore! Amore! Guardami, amore mio, guardami e butta quella pistola, guardami e ricordami come il giorno più bello della vita oppure fammi morto nella tua testa ma poi scappa via, scappa via lontana, scappa via, ti prego, scappa via.
"Non ti perdonerò mai, Lorenzo, mai."
"Questo mi uccide."
"Non ha importanza, io sono morta già troppe volte, per te."
"Sei ingiusta, ingiusta. Ho scritto miliardi di parole eppure adesso non posso esprimermi da farti capire il dolore che ho nel cuore. Perdonami, se puoi, perdonami e credimi."
"Fai sempre lo scrittore, anche quando mi parli. Sembra che reciti!"
Perché Dio, perché? Chi ti ha vestito così per ingannarci ancora, chi ti ha dato tutto questo potere? Chi?
Mi alzo dalla sedia, la guardo intenso, ora anche io piango. Altri fantasmi spiano lontano ma non m'importa, li odio, e odio pure lei, ora. La odio e la amo ma mi ha distrutto questo piccolo sogno e poi mi ha scaricato addosso la colpa. Perdonami allora, amore mio, se non ti lascio nemmeno la salvezza di credere di essere nel giusto, di essere vittima. Perdonami, allora, se ora non ti cedo questa vittoria, t'avrei salvata dal fuoco, ma un fuoco terreno, questo non lo conosco e mi brucia le ciglia, mi toglie il respiro, mi uccide di niente. Perdonami allora, affinché arrivi il giorno che tu possa morire e forse dire, in quell'esatto istante, che avevi torto.
Mi avvicino a lei e le prendo la pistola. Lei cerca di fermarmi ma la prendo e punto. Con dolore, punto gli occhi che milioni di volte ho baciato giurando d'amare. E che amavo. E che amo ancora. Come ti sbagli, si può uccidere chi si ama. Come ti sbagli, si può lasciare chi si ama, come ti sbagli. Come non capisci, come sei piccola. E tremo, la punto e tremo perché ha paura, e punto uno specchio perché premendole la pistola alla tempia sento una pistola che si preme alla mia. Abbasso il tiro, miro il cuore e il mio cuore é mirato, perfettamente al centro, dove scorre la vita. Un rantolo di dolore percorre le mie viscere e tremo e vomito e la guardo e piango e lei uguale, piange e vorrei ancora prenderla e fuggire con lei per sempre, sempre, sempre. Poi so che devo sparare per passare oltre. Ma lascio la pistola sul tavolo e scendo le scale. La nebbia si é tolta, é scomparsa. Penelope é fuori dal faro, mi salta al collo, Penelope mi abbraccia. La guardo violento, sento dall'alto due occhi che spiano, é lei. Guardo Penelope e urlo "Ti amo. Ti amo. Ti amo amore mio." Lo faccio con il pianto negli occhi ma da lassù non può vederlo. Le grido ancora solo "Ti amo." Poi attendo qualche secondo e un colpo di proiettile spacca l'aria. Un grido.
E con Penelope mi allontano, verso la vita, verso l'amore, verso il futuro.
FINE