Vero Padre

10 gennaio 2003

Papà,
già la parola un po' fa effetto,
sembra come quando cerchi
ancora,
sempre,
una risposta che hai.

A volte mi conto
ma non sempre ritorno.
Mai quando mi guardi.

Lo so,
non e' ricordarmi che ti fa esistere,
non e' perdermi che ti da la speranza di cercarmi,
ma ci sei.

Io, piccolo rigido inverno di paglia
ritrovo il tuo profumo
nel pettine del tempo
che da tempo non uso.

Rivedo la tua assenza
in cui ho creduto
e da cui scappo
correndo su una sfera.

Ma guardati,
da quando Dio non guarda sembri anche più giovane,
da quando rinasci sembri sempre meno te e più me.
E al contrario.

Ciao.
Un piccolo rimorso oggi
che non è niente, come sempre
e non brucia.

Ciao.
Un dolce saluto, oggi,
che come sempre non sei li
e come sempre ti lusingo, io, con mani di cera
e nel contempo ti vedo cedere
alle più temibili, sue, lusinghe degli anni
sempre più sicuro e più forte,
più giovane e Padre,
che solo la parola strazia e innamora
e ti protegge
e da buona lente al contrario divento tuo atomo
e poi è niente sparire.

Mi cullo sulle note della tua tosse,
delle tue sigarette fumate di traverso
ridendo.

Non mi inganni,
lo so, hai paura.
Da Uomo la temi anche tu.

Ma ti stimo,
perchè al mio contrario,
non temi la vita
e l'hai già capita,
così presto,
così giovane.

Papà
ti penso e ti stringo
come naufrago
in una notte stellata
senza la costanza di dire:
ti voglio bene, papà.